Lucca – La Griglia di Varrone

Last Saturday we had dinner at La Griglia di Varrone and Alessio is writing down his impressions in Italian but I will translate them  in English as soon as possible!

Siamo stati a cena a La griglia di Varrone, Steack House di buona fama a Lucca.
Il locale è ospitato in una palazzina-capannone proprio all’uscita dell’ autostrada: non molto affascinante, ma pratico per chi ci deve arrivare e parcheggiare.
Due ambienti a disposizione della clientela, una veranda all’aperto e la sala interna con cucina semi-a-vista.
L’arredamento è moderno, giovane e munito di un suo gusto, anche se a ben vedere, penso che abbigliare i tavoli con una tovaglia invece di un foglio di cartapaglia da osteria, non avrebbe mortificato gli intenti modaioli dell’arredatore! I tavoli sono piuttosto vicini (anche troppo, dice Antonella).
In sala, uno stuolo di ragazzi, fornisce un servizio abbastanza attento anche se non molto qualificato (“giovane”, verrebbe da dire).
Il menù, ricavabile in anteprima anche dal sito del ristorante comprende diverse proposte interessanti di mare e di terra, tuttavia il pezzo forte sono la griglia ed in particolare le carni.Noi abbiamo preso come antipasto, due mini-hamburger di carne di mucca Wagyu (pregiata razza giapponese) buoni ed un piatto di assaggi di tartare battuta al coltello (tradizionale, alla ligure, con burrata e pesto di basilico), buoni ma non eccezionali.
Come primi abbiamo mangiato una Gricia (lo so che non è a Lucca che si prende una gricia, ma adoro la pasta alla gricia e mi sono fatto ingolosire dal guanciale buono)
più che dignitosa e dei raviolini con ripieno di patanegra, probabilmente appena troppo sapidi, ma tutto sommato passabili.
A questo punto, abbastanza sazi, abbiamo optato solo per una porzione di secondo e cioè un saporito mini-filetto di Black Angus texano accompagnato da patate al forno buone anch’esse.
Per finire (naturalmente per amor di cronaca!) tiramisù e flan di ricotta di bufala ai mirtilli, buoni entrambi ma senza entusiasmare.
Una menzione a parte il vino. Per accompagnare una cena a base di carne, avevo scelto dalla carta un chianti Querciabella, azienda che conosco per serietà e bontà dei suoi prodotti (e per una storia che poi vi racconteremo, dice Antonella). Purtroppo non era disponibile e mancava metà dei Chianti in lista.. (cartellino giallo!).
Ripiego quindi su
un Chianti classico San Giusto a Rentennano, morbido e fin troppo caldo, il quale durante la stappatura subisce qualche sevizia di troppo ad opera del cameriere che per avere ragione del tappo di sughero, “sciaborda” la bottiglia peggio che la bottiglia del gran premio di Monaco (ah! la gioventù).
Alla fine il conto ci riserva prezzi salati (60€ a testa), ma prevedibili considerando il menù degustato alla carta.

Con questi prezzi da ristorante tradizionale, certi eccessi di “gioventù” (come il menù messo sulle posate del commensale, la descrizione del tipo di tartare col dito troppo vicino alla tartare stessa, le posate mancanti all’arrivo del secondo piatto..)nel servizio e nella gestione dei clienti pesano di più e meritano un consiglio spassionato alla gestione, al fine di migliorare quello che è già un buon posto.
Come ho detto, i tavoli sono molto vicini e per caso ci siamo trovati (nonostante il locale fosse ancora abbastanza vuoto) tra due tavoli a cui erano seduti (è una nostra ipotesi) amici o conoscenti dei gestori. Ad uno dei tavoli è stato offerto in omaggio, con i complimenti e la descrizione della persona che li serviva, un assaggio di raviolini di patanegra (più o meno la porzione che io invece ho pagato!) e un assaggio di gelato alle nocciole; all’altro tavolo, appena seduti i commensali, è stato offerto uno spumante come aperitivo, poi non l’abbiamo più seguito.
Questo genere di omaggio è assai gradito dalla clientela e costituisce un elemento emotivo di valutazione molto importante (ne parlano tutti i libri di marketing, dice Antonella). Quindi, lasciare il tavolo in mezzo come il tavolo degli amici di nessuno… bè, offre loro un elemento emotivo di valutazione altrettanto importante!

(Il limoncello/amaro offerto all’atto di pagare il conto non rimedia al disagio anzi indispettisce ancora di più, dice Antonella)

In conclusione, locale giovane (con i suoi pro ed i suoi contro), buon cibo (ma non da gourmet) e servizio migliorabile.
Non lo proporrei, ma non mi opporrei a ritornarci.

Alessio

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